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Machu Picchu: l'architettura inca sulla cresta delle Ande

Machu Picchu si trova in Perù, a 2.430 metri di altitudine, su una cresta stretta tra i picchi Machu Picchu e Huayna Picchu, affacciata sul canyon del fiume Urubamba che scorre 600 metri più in basso. Fu costruita intorno al 1450 d.C. durante il regno dell'imperatore Pachacuti Inca Yupanqui — il più grande conquistatore e costruttore della storia inca — e abbandonata meno di un secolo dopo, probabilmente intorno al 1527-1532, prima dell'arrivo degli Spagnoli. Hiram Bingham III, dell'Università di Yale, la "riscoprì" per il mondo accademico occidentale nel 1911, guidato da un contadino locale — Melchor Arteaga — che conosceva perfettamente la sua esistenza: i contadini della Valle di Urubamba avevano coltivato le terrazze del sito senza interruzione.

La scoperta di Bingham fu un evento mediatico globale: il National Geographic dedicò un numero intero al sito nel 1913, e Machu Picchu divenne rapidamente il simbolo di un'America precolombiana misteriosa e perduta. Nel corso del XX e XXI secolo, la ricerca archaeological ha progressivamente sostituito il mito con una comprensione molto più precisa e, in molti sensi, ancora più affascinante di questa costruzione.

La funzione: villa reale, non città perduta

Per molti anni, Machu Picchu fu descritta come una "città perduta degli Inca". La ricerca recente ha chiarito con convincente solidità che non era una città nel senso ordinario: era una llacta reale — un palazzo e un complesso cerimoniale di proprietà personale di Pachacuti. Le stime demografiche parlano di 300-1.000 persone residenti permanentemente, con una presenza stagionale maggiore quando l'imperatore e il suo seguito vi trascorrevano i mesi di giugno-agosto, il più bello della stagione andina.

La quasi totalità della popolazione era costituita da yanaconas (servitori permanenti della corona) e acllacunas (donne scelte per servizi religiosi e tessili), non da una popolazione civile ordinaria. L'analisi degli isotopi stabili nelle ossa degli inumati mostra che molti individui provenivano da regioni molto diverse dell'impero: erano stati portati da lontano come specialisti al servizio della proprietà reale. Machu Picchu non era dunque la capitale di un popolo, ma l'espressione dello sfarzo personale dell'imperatore e della sua classe.

L'architettura

La costruzione inca a Machu Picchu è tra le più raffinate dell'antichità precolombiana. I blocchi di granito bianco — estratti dalla montagna direttamente sotto il sito, usando una rampa naturale — sono lavorati con precisione millimetrica e assemblati senza malta: le giunzioni tra i blocchi sono così strette da non permettere il passaggio di un foglio di carta. La tecnica è particolarmente funzionale in una zona sismica come le Ande centrali: le pareti leggermente inclinate verso l'interno e i blocchi che si interloccano senza legante rigido permettono al muro di "muoversi" durante un terremoto e riallinearsi senza crollare. Machu Picchu ha superato indenni i terremoti andini degli ultimi cinque secoli.

Il sito è diviso in due zone principali: il settore agricolo (terrazzamenti a est) e il settore urbano (a ovest), divisi da una grande plaza centrale. L'Intihuatana — la "pietra dove è legato il sole", un monolito scolpito al punto più elevato del settore religioso — era probabilmente uno strumento astronomico per determinare i solstizi e gli equinozi. Le altre pietre intihuatana nei siti inca di tutta la regione furono sistematicamente distrutte dai missionari spagnoli per eliminare gli strumenti del culto solare; quella di Machu Picchu è sopravvissuta perché il sito fu abbandonato prima dell'arrivo degli Spagnoli.

I terrazzamenti come ingegneria idrogeologica

I terrazzamenti agricoli (andenes) di Machu Picchu non erano solo coltivazioni: erano costruzioni di ingegneria idrogeologica sofisticate. Ogni terrazza ha una struttura interna di pietre di dimensioni graduate — dalle più grosse alle più fini — che funge da filtro drenante, prevenendo il waterlogging e l'erosione del suolo in un ambiente con piogge intense. Studi recenti hanno stimato che circa il 60% della costruzione totale del sito sia sotterranea — fondamenta, canali di drenaggio, riempimenti di stabilizzazione — invisibili al visitatore ma essenziali alla sua sopravvivenza su un terreno fortemente inclinato e soggetto a piogge intense.

Il sistema di fontane e canali che distribuiva l'acqua dalla sorgente al settore urbano è ancora funzionante: l'acqua scorre ancora attraverso le sedici fontane cerimoniali dell'area principale. Questo sistema idraulico fu una delle prime strutture costruite sul sito — la gestione dell'acqua era evidentemente la priorità numero uno di qualsiasi costruzione inca in quota.

L'abbandono e le sue ragioni

L'abbandono avvenne probabilmente prima dell'arrivo degli Spagnoli: nessuna fonte scritta spagnola del XVI secolo menziona Machu Picchu, suggerendo che il sito fosse già fuori uso quando i conquistadores arrivarono nella regione. Le ipotesi sulle ragioni dell'abbandono includono la morte di Pachacuti stesso (il sito era sua proprietà personale e probabilmente perdeva la sua ragion d'essere senza il suo fondatore), le guerre di successione inca tra Huáscar e Atahualpa che destabilizzarono l'Impero nella prima metà del XVI secolo, e — molto probabilmente — un'epidemia di vaiolo che si diffuse attraverso le reti commerciali dell'Impero prima dell'arrivo fisico degli Spagnoli, devastando le popolazioni che non avevano mai sviluppato immunità.

Qualunque fosse la causa, l'abbandono non fu improvviso come quello di Pompei: il sito fu lasciato in modo ordinato, senza segni di violenza o di fuga precipitosa. I manufatti più preziosi furono probabilmente portati via. La popolazione locale della Valle dell'Urubamba non aveva comunque dimenticato il sito: Bingham fu portato da un contadino, e i boschi di eucalipto fotografati nelle sue immagini del 1911 mostrano che il sito era coltivato — sebbene in forma ridotta — anche nell'era coloniale.

Il conflitto sulla restituzione dei reperti di Yale

Bingham portò con sé a New Haven circa 40.000 oggetti durante le sue campagne di scavo del 1912-1915 — ceramiche, ossa umane, strumenti metallici, oggetti in bronzo e argento. Gli oggetti furono depositati nei magazzini della Peabody Museum dell'Università di Yale, dove rimasero per quasi un secolo. Il Perù li reclamò con crescente insistenza a partire dagli anni Ottanta; la disputa si trascinò per decenni, complicata da questioni di proprietà intellettuale, accordi di prestito e posizioni istituzionali. L'accordo definitivo di restituzione fu raggiunto nel 2010, e i materiali furono restituiti all'Università Nacional San Antonio Abad di Cusco, dove sono oggi esposti al Centro Bartolomé de las Casas. La controversia di Yale è diventata un caso di riferimento nel dibattito più ampio sulla restituzione di reperti archaeologici.

La visita e la gestione del turismo

Machu Picchu è il sito turistico più visitato del Perù e uno dei più visitati al mondo, con circa 1,5 milioni di ingressi annui prima della pandemia. La pressione turistica ha causato erosione dei percorsi, deterioramento di alcune strutture e congestionamento. Dal 2017, il governo peruviano ha introdotto un sistema di ingressi contingentati con orari fissi (mattina e pomeriggio) e percorsi obbligatori. Il numero giornaliero massimo è stato ridotto a 5.000 visitatori.

Il sito è patrimonio UNESCO dal 1983 ed è anche classificato come zona di biosfera per la biodiversità dell'ecosistema di cloud forest circostante. La Cittadella in situ è visibile sulla mappa insieme alle strutture della città inca di Aguas Calientes nella valle e ai siti inca vicini come Ollantaytambo, Pisac e Chinchero nella Valle Sacra.

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Machu Picchu e i siti inca della regione di Cusco — inclusa la città di Cusco stessa con i suoi templi e palazzi — sono localizzati sulla mappa.

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