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Archeologia subacquea: scavare sotto la superficie del mare

L'archeologia subacquea affronta gli stessi problemi metodologici di quella terrestre — documentazione stratigrafica, recupero selettivo, conservazione dei materiali — ma in un ambiente che rende ogni operazione fisicamente più complessa, costosa e dipendente dalla tecnologia. I relitti di navi, i siti costieri sommersi dalla subsidenza o dall'innalzamento del livello marino, i laghi con insediamenti su palafitte e le città portuali sepolte dai fondali contengono informazioni che non si trovano in nessun archivio terrestre: la composizione del carico di una nave del 1300 a.C. rivela i circuiti commerciali del Mediterraneo dell'Età del Bronzo; un porto sommerso del I secolo a.C. documenta le tecnologie costruttive della Roma di Augusto. Le condizioni di conservazione dei materiali organici sott'acqua — legno, tessuto, corda — sono spesso molto migliori di quelle sulla terraferma.

Il relitto di Uluburun, circa 1300 a.C.

Nel 1982, un pescatore di spugne di nome Mehmet Çakir trovò al largo di Kaş, sulla costa meridionale della Turchia, quella che descrisse alle autorità come "biscotti di metallo con le orecchie" a una profondità di circa 44-60 metri. Era il carico di stagno e rame sotto forma di lingotti oxhide (a forma di pelle di bue distesa, per essere portati sulle spalle) di un mercantile tardo-bronzeo naufragato intorno al 1300 a.C. — il relitto più ricco dell'Età del Bronzo mai trovato.

Gli scavi diretti da George Bass e Cemal Pulak dell'Institute of Nautical Archaeology tra il 1984 e il 1994 richiesero undici stagioni, 22.413 immersioni e circa 6.600 ore di lavoro sul fondo. Il carico includeva dieci tonnellate di lingotti di rame cipriota, una tonnellata di stagno, avorio dall'Africa orientale, ambra baltica, lapislazzuli dall'Afghanistan, ebano dall'Africa, ceramiche micenee, cipriote e cananee, oggetti in oro e argento, un dittico in legno d'ebano con cerniere in avorio — il più antico "libro" pieghevole sopravvissuto — e anfore con resti di cibo. L'identità della nave è ancora discussa: probabilmente cananaica, forse con equipaggio misto, diretta verso la Grecia micenea. I reperti si trovano al Museo di Bodrum delle Cultura subacquea.

Il Vasa, 1628, Stoccolma

La nave da guerra svedese Vasa affondò nel porto di Stoccolma il 10 agosto 1628, diciassette minuti dopo il varo dalla cantieristica reale, davanti alla folla riunita sulla riva. La causa dell'affondamento — probabilmente un'instabilità strutturale dovuta alle modifiche richieste dal re Gustavo Adolfo per aggiungere un secondo ponte di cannoni, che spostò il baricentro troppo in alto — fu confermata da calcoli moderni sulle misurazioni dell'opera di scafo. Recuperata nel 1961 da una spedizione coordinata da Anders Franzén con l'Amministrazione Marina Reale svedese, il Vasa è la nave del XVII secolo meglio conservata al mondo: il legno di quercia era protetto dall'ambiente anossico e a bassa salinità del Mar Baltico, dove il Teredo navalis — il mollusco perforatore che distrugge il legno di navi affondate in mare aperto in pochi decenni — non sopravvive. Il Museo del Vasa a Stoccolma, aperto nel 1990, ospita la nave originale con oltre 95.000 reperti recuperati, tra cui sculture dipinte, oggetti personali dei marinai e resti di alcuni degli uomini annegati.

La Mary Rose, 1545, Portsmouth

La nave da guerra di Enrico VIII, affondata il 19 luglio 1545 durante la battaglia navale nel Solent contro la flotta francese di ammiraglio d'Annebault, fu identificata nel 1965 dall'archaeologo dilettante Alexander McKee con l'aiuto di sonar e documenti Tudor, e recuperata l'11 ottobre 1982 in una delle operazioni di salvataggio subacqueo più complesse mai condotte in diretta televisiva davanti a 60 milioni di telespettatori. La nave aveva capovolto e il lato di dritta si era adagiato nel fango, preservandola: il 40% dello scafo era intatto. La conservazione fu un processo di oltre trent'anni: il legno bagnato fu trattato prima con acqua fredda (per dieci anni), poi con soluzioni di glicole polietilenico di concentrazione crescente, poi asciugato lentamente con aria controllata per evitare la deformazione delle strutture. Il Mary Rose Museum a Portsmouth, riaperto nel 2013, conserva la nave e circa 19.000 oggetti — strumenti musicali, attrezzatura medica, longbow di tasso, razioni di cibo, un paio di occhiali da vista — e i resti scheletrici di circa 179 marinai che consentono ricostruzioni dettagliate dello stile di vita a bordo.

La Macchina di Anticitera

Nel 1900, palombari che recuperavano spugne al largo dell'isola di Anticitera, tra Creta e il Peloponneso, trovarono il relitto di una nave romana del I secolo a.C. — probabilmente diretta dalla Grecia verso Roma con un carico di statue di bronzo e marmo. Tra i reperti portati al Museo Nazionale di Atene c'erano frammenti di bronzo corroSo che all'inizio non attirarono particolare attenzione. Nel 1902, l'archaeologo Valerios Stais notò che uno dei frammenti conteneva ruote dentate. Per decenni il meccanismo fu interpretato in vari modi; la prima analisi sistematica fu condotta da Derek de Solla Price negli anni Settanta. La tomografia computerizzata condotta da un team internazionale nel 2006 (Progetto Anticitera Mechanism Research) ha rivelato un meccanismo astronomico con almeno 37 ruote dentate in bronzo, capace di calcolare le posizioni del Sole e della Luna, prevedere le eclissi lunari e solari, calcolare i cicli olimpici e probabilmente le posizioni dei cinque pianeti noti nell'antichità. Il meccanismo era azionato da una manovella; la data di fabbricazione è stimata intorno al 100-70 a.C. È il meccanismo analogico più complesso sopravvissuto dall'antichità — tre meccanismi simili non ricompariranno in Europa fino ai calendari astronomici del XIV secolo.

Magnus Portus di Alessandria

La città di Alessandria d'Egitto è parzialmente sommersa per effetto della subsidenza del delta del Nilo — da 6 a 8 metri di abbassamento negli ultimi due millenni — e del bradisismo. L'archaeologo subacqueo Franck Goddio, con il Franck Goddio Institute e l'Egyptian Supreme Council of Antiquities, ha condotto dal 1992 indagini sistematiche nella baia di Abukir (il sito dell'antico porto di Canopo e della città di Heraklion-Thonis) e nel porto orientale di Alessandria. Le campagne nella baia di Abukir hanno identificato la città sommersa di Canopo con il suo Tempio di Serapide — trovato con iscrizioni bilingue greco-egizie e statue monumentali ancora in posizione — e la capitale perduta di Heraklion-Thonis, con il grande tempio di Amon, centinaia di statuette votive e anfore. Nel porto orientale, i sonar e le campagne di scavo hanno localizzato resti del palazzo reale tolemaico e strutture identificate come parte del celebre Faro di Alessandria.

Parco subacqueo di Cesarea Marittima

Erode il Grande costruì tra il 22 e l'11 a.C. il porto di Sebastos a Cesarea Marittima, il più grande porto artificiale del Mediterraneo orientale antico, con moli di cemento idraulico pozzolanico — uno dei primissimi usi documentati del cemento romano su scala monumentale in acque aperte. La pozzolana vulcanica, importata dall'Italia, reagisce con l'acqua di mare per creare un calcestruzzo più resistente del gesso secco. La banchina settentrionale del porto è oggi sommersa per circa 5-8 metri a causa della subsidenza e del collasso dei moli nel corso dei secoli. Il Parco Nazionale di Cesarea ha sviluppato percorsi di immersione guidata tra i resti sommersi, con pannelli subacquei che identificano le strutture; è uno dei pochi siti archaeologici subacquei al mondo con un sistema di visita accessibile ai subacquei non specialisti con brevetto di primo livello.

Permessi di immersione e quadro legale

L'archeologia subacquea è regolamentata a livello internazionale dalla Convenzione UNESCO sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo (2001), ratificata da 67 stati, che stabilisce il principio di conservazione in situ come preferibile al recupero e proibisce lo sfruttamento commerciale dei siti con più di cent'anni di giacitura. A livello nazionale, le legislazioni variano considerevolmente: in Turchia, ogni immersione in zone archaeological è soggetta ad autorizzazione della Direzione delle Antichità; in Grecia, la rimozione di qualsiasi oggetto dal fondo marino è illegale e comporta pene fino a due anni; in Italia, i resti sommersi rientrano nel patrimonio statale e ogni scavo richiede concessione ministeriale. I subacquei sportivi che trovano reperti hanno l'obbligo legale di segnalare il ritrovamento alle autorità in quasi tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Fotogrammetria subacquea

La fotogrammetria — la ricostruzione di modelli tridimensionali a partire da serie di fotografie sovrapposte — ha trasformato la documentazione subacquea negli ultimi quindici anni. Con fotocamere digitali impermeabili e software come Agisoft Metashape o 3DF Zephyr, un team di subacquei può produrre in poche ore un modello 3D di un relitto con accuratezza millimetrica, senza rimuovere niente e senza toccare i reperti. Questo consente misurazioni precise degli elementi dello scafo, planimetrie di scavo georeferenziate, monitoraggio nel tempo delle condizioni di conservazione e archiviazione digitale del sito nel caso in cui perturbazioni future — reti da pesca, ancoraggio di barche, correnti o frane subacquee — ne alterino lo stato. La combinazione di fotogrammetria e ROV (veicoli a controllo remoto) ha reso praticabili le indagini su siti a profondità superiori ai 40 metri, prima inaccessibili alla normale attività subacquea: il relitto di Anticitera è stato riscavato tra il 2014 e il 2019 con tecnologie ROV a 60-70 metri di profondità, producendo nuovi frammenti del meccanismo.

I siti subacquei più accessibili sono indicati sulla mappa, con note sull'accessibilità per subacquei non professionisti e sui permessi richiesti per ciascuna giurisdizione.

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