← Torna al blog

Zooarcheologia: cosa ci dicono i resti animali del passato

I resti faunistici — ossa, denti, corna, scaglie, otoliti di pesci, conchiglie, resti di insetti — sono tra i materiali più informativi che l'archeologia recupera. La zooarcheologia (o archeozoologia) è la disciplina che li studia, estraendo da frammenti d'osso informazioni sulla dieta, sull'economia, sulla domesticazione degli animali, sull'ambiente antico, sui rituali e sul commercio a lunga distanza. È una disciplina tecnica con metodi analitici propri e una terminologia specializzata, ma le domande che affronta — quando l'uomo ha addomesticato il cavallo? quale parte dell'animale veniva macellata e consumata? era quel sito occupato in estate o in inverno? — sono al cuore della storia umana.

Identificazione e conteggio: la base del metodo

La prima operazione è l'identificazione dei resti a livello di specie e di parte anatomica. Un osso di bovino si distingue da uno di equino per la morfologia; un bovino adulto da un cucciolo per lo stadio di fusione delle epifisi. La dimensione, la texture corticale, la struttura trabecolare interna e la morfologia delle superfici articolari permettono un'identificazione che per i grandi mammiferi è spesso precisa alla specie, mentre per i roditori, i pesci e gli invertebrati richiede confronto con collezioni di riferimento di esemplari moderni di specie note.

Il conteggio dei resti presenta sfide metodologiche non banali. Il NISP (Number of Identified Specimens, numero di frammenti identificati) è il dato grezzo: conta ogni frammento identificabile come una unità. Il problema è che un singolo animale può produrre centinaia di frammenti. Il MNI (Minimum Number of Individuals, numero minimo di individui) calcola il numero minimo di animali necessari a spiegare la distribuzione anatomica dei frammenti: se ci sono tre femori destri di bovino, il MNI è almeno tre. Entrambe le misure hanno distorsioni note — il NISP sovrastima gli animali con ossa più solide (più frammentabili) e il MNI varia con la dimensione dell'area di campionamento. Le analisi sofisticate usano anche l'MAU (Minimal Animal Units) e le curve di sopravvivenza per stimare quanta parte dello scheletro originario è sopravvissuta al processo di deposizione, per correggere le distorsioni tafonomiche.

Tafonomia: da quando muore l'animale a quando viene trovato

Tra il momento in cui l'animale muore e il momento in cui l'archeologo trova le sue ossa, passa un processo tafonomico che può modificare, distruggere e distorcere il campione. Le ossa cancellate dall'acidità del suolo — tipica nelle regioni temperate con suoli forestali — non sopravvivono; le ossa di animali di piccola taglia si disperdono più facilmente delle ossa di grandi ungulati; le ossa lavorate (con strie di macellazione) sono più facili da identificare e quindi sovrarappresentate rispetto a quelle non lavorate.

Il zooarcheologo deve valutare questi fattori di distorsione prima di interpretare il campione. I valori di indice di densità minerale dell'osso (BMD, Bone Mineral Density) — misurati in vitro e confrontati con i resti recuperati — permettono di quantificare quanto il campione sia stato alterato dalla decomposizione differenziale. I morsi degli animali predatori e scavatori (carnivori, roditori) lasciano segni diagnostici sull'osso che permettono di distinguere i resti consumati da quelli semplicemente depositati.

Domesticazione: leggere il cambiamento evolutivo nelle ossa

La zooarcheologia ha contribuito in modo decisivo alla comprensione della domesticazione degli animali. I cambiamenti morfologici associati all'addomesticamento sono visibili nel record osseo: le pecore domestiche hanno corna ridotte rispetto ai mufloni selvatici; i bovini domestici hanno ossa più gracili rispetto agli uri (Bos primigenius); i cani hanno mascelle più corte e denti più affollati rispetto ai lupi. La presenza di questi cambiamenti morfologici in un sito, combinata con la struttura demografica del gregge — analizzata attraverso l'età di macellazione ricostruita dai denti — indica addomesticamento intenzionale.

L'addomesticamento del maiale nell'Asia sud-occidentale è documentato dai siti levantini del PPNB (8500-7000 a.C.): la progressiva riduzione delle dimensioni dei suidi nelle sequenze stratigrafiche di siti come Ain Ghazal e Jericho, comparata con i cinghiali selvatici della stessa regione, indica la gestione intenzionale delle popolazioni. Il DNA antico ha poi confermato che questa domesticazione avvenne indipendentemente in più luoghi (Levante, Cina, Nuova Guinea), producendo linee genetiche distinte che si mescolarono successivamente.

Il cavallo addomesticato è un caso paradigmatico della complessità di questo lavoro: la riduzione delle dimensioni (visibile nelle falangi e nei metapodi) e la struttura demografica (con maschi giovani in eccesso, indicativi di castrazione e controllo delle nascite) nelle sequenze di Dereivka e Botai nelle steppe eurasiatiche (4500-3500 a.C.) sono stati interpretati come indicatori di addomesticamento. Il DNA antico ha poi rivelato che i cavalli di Botai non sono gli antenati diretti dei cavalli domestici moderni — che discendono da un'unica popolazione delle steppe pontico-caspiche — complicando il quadro.

La struttura demografica del gregge: economia animale

La distribuzione per età e sesso degli animali macellati riflette la strategia economica della comunità. Un gregge gestito primariamente per la carne macella i maschi giovani (3-18 mesi) e mantiene le femmine per la riproduzione: la curva di sopravvivenza mostra un'alta mortalità giovanile maschile. Un gregge gestito per il latte mantiene le femmine adulte e macella i maschi giovani in eccesso subito dopo lo svezzamento (4-6 mesi) per ridurre la competizione con i cuccioli. Un gregge gestito per la lana mantiene gli animali fino alla vecchiaia, producendo una curva di sopravvivenza molto diversa.

L'analisi combinata di denti (il piano di usura permette di stimare l'età al momento della morte con precisione di pochi mesi), epifisi (che si fondono a età predefinite in ogni specie) e ossa pelviche (con dimorfismo sessuale riconoscibile) permette di ricostruire queste strategie con buona precisione per campioni numerosi. Questo ha permesso di documentare la "rivoluzione dei prodotti secondari" — il termine di Andrew Sherratt per l'adozione del latte, della lana e della trazione animale nel Neolitico europeo del IV millennio a.C. — attraverso il cambiamento delle strutture demografiche dei greggi nei siti dell'Europa nord-occidentale.

Segni di macellazione e tecniche di lavorazione

Le strie di macellazione — incisioni millimetriche prodotte da strumenti affilati sul periostio dell'osso — permettono di ricostruire con sorprendente dettaglio le tecniche di macellazione: dove il coltello tagliò per smembrare l'animale, in quale sequenza le parti furono separate, se la carne fu raschiata fino all'osso, se il midollo fu estratto spaccando le diafisi. Gli strumenti preistorici in selce e ossidiana producono strie con morfologia diversa dagli strumenti in bronzo e ferro, distinguibili al microscopio.

In un sito di caccia paleolitica, la distribuzione anatomica dei resti — alcune parti abbondanti, altre rarissime — riflette il trasporto selettivo: i cacciatori portavano all'accampamento le parti con più carne (zampe posteriori, costole, schiena) e abbandonavano sul posto le parti con meno carne (teste, piedi). Ricostruire la differenza tra "sito di abbattimento" e "sito di consumo" è uno dei problemi centrali dell'archeologia del Paleolitico.

Zooarcheologia e rituali: animali nel mondo simbolico

La zooarcheologia documenta anche le pratiche rituali e simboliche. A Göbekli Tepe (XII-X millennio a.C.), le ossa di gazzella, onagro, uro, orso e numerosi uccelli trovate nei riempimenti delle strutture circolari indicano banchetti rituali su scala enorme: decine di animali consumati in occasioni cerimoniali, probabilmente durante i raduni stagionali che portavano centinaia di cacciatori-raccoglitori al santuario. Göbekli Tepe non aveva popolazione residente; le ossa sono scarti di pasto, non depositi domestici.

A Çatalhöyük (VII-VI millennio a.C.), i bucrani (crani di bovino con corna, spesso ricoperti da argilla e inseriti nelle pareti delle case) documentano il significato cosmologico del toro nel sistema rituale neolitico anatolico. Le teste erano deposte in posizioni strutturalmente rilevanti — angoli, pilastri — suggerendo che l'animale non era solo cibo ma un agente rituale con potere di protezione o di comunicazione con il sovrannaturale.

Le sepolture con corredo animale mostrano il ruolo degli animali nelle cosmologie del passato: cavalli in alcune tombe scite e della cultura Kurgan (V-IV millennio a.C.), cani in sepolture neolitiche del Mesolitico europeo (un cane sepolto accanto a una donna anziana a Bonn-Oberkassel, 14.000 a.C., è tra i più antichi resti di cane domestico), equidi e buoi nelle tombe reali sumeriche di Ur del III millennio a.C.

Pesci, conchiglie e otoliti: ricostruire gli ambienti acquatici

L'analisi degli otoliti (piccole ossa calcificate dell'apparato vestibolare dei pesci) e delle conchiglie di molluschi è fondamentale per la ricostruzione degli ambienti costieri e fluviali del passato. Le dimensioni degli otoliti riflettono l'età e le dimensioni del pesce catturato; la composizione isotopica dello stronzio e dell'ossigeno nell'otolite registra la temperatura dell'acqua e la salinità con risoluzione stagionale (ogni strato di accrescimento dell'otolite corrisponde a un ciclo annuale, come gli anelli degli alberi). Questo permette di determinare in quale stagione il pesce fu catturato — informazione preziosa per ricostruire la stagionalità delle occupazioni dei siti costieri.

Le conchiglie dei molluschi bivalvi e gasteropodi hanno anelli di accrescimento analoghi. L'analisi isotopica del carbonio e dell'ossigeno nell'ultimo margine di crescita (il "punto di morte" dell'animale) permette di stabilire la stagione di raccolta. I kit-molluschi (kjökkenmöddinger) dei siti mesolitici nordeuropei — depositi enormi di conchiglie di ostrica, mitilo e tellina — documentano la dipendenza dalle risorse marine di queste popolazioni e la stagionalità delle occupazioni costiere.

Esplora sulla mappa

I siti con importanti collezioni zooarcheologiche — siti di caccia paleolitica nei Pirenei e nel Cantabrico, insediamenti neolitici dell'addomesticamento in Anatolia e Levante, macelli romani nell'Europa imperiale, porti medievali nel Baltico — sono distribuiti sulla mappa. La zooarcheologia ha spesso prodotto le datazioni più precise per la prima comparsa di specie domestiche in regioni specifiche.

Apri la mappa